Cosa significa essere un Giocatore di un Gioco di Ruolo

Cosa significa essere un giocatore di un gioco di ruolo?

I giocatori sono la componente fondamentale del gioco di ruolo, molto spesso lo dimentichiamo, sbagliando, perché dietro ogni personaggio di qualsiasi gioco, c’è una persona.

Sembra quasi un discorso filosofico, ma non lo è, ci sono cose che come giocatori dobbiamo considerare e anche come master dobbiamo fare.

La Psicologia del Giocatore di Ruolo

Sembra quasi ridicolo mettere all’interno di questo discorso la psicologia, eppure una delle cose che non si considerano quando si gioca ad un gioco di ruolo è il nostro carattere ed il nostro stato mentale.

Sembrerà impopolare, ma la piaga più grande che affligge il gioco di ruolo, sono le manie di protagonismo e le frustrazioni che ci portiamo dal mondo reale, una patologia dalla quale oggi siamo tutti affetti.

Molte volte mi è capitato, come master, di scaricare le mie manie di controllo sui miei giocatori, a causa di una giornata snervante a lavoro o a scuola.

Oppure come giocatore, tentavo di emergere tra gli altri, cercando di essere sempre protagonista di ogni cosa che si facesse.

Perché avviene tutto questo?

Molto semplice, il gioco di ruolo non è solo un gioco, i giocatori si fanno prendere dalla loro storia e da quello che li circonda, quando giochiamo un “buon gioco”, ci sentiamo talmente trasportati, che finiamo per reagire in maniera molto umana.

Potrebbe essere un bene in termini di gioco, perché vorrà dire che i giocatori stanno apprezzando la storia al punto da sentirsi talmente immersi in essa tanto da viverla come se fosse reale, ma attenzione.

Dissociazioni

Quando un giocatore si spinge oltre, si stacca dal mondo reale a tal punto da diventare irritante per gli altri giocatori al tavolo, non esistono fidanzati, fratelli o migliori amici, certe volte ci si comporta da vere carogne.

Quello che spesso si dimentica è che si sta giocando un Eroe e, la dote di ogni grande eroe resterà sempre l’altruismo, l’umiltà, ed il mettere il benessere del prossimo davanti al proprio.

Il gioco di ruolo dovrebbe di solito aiutare le persone a tirare fuori il meglio e non il peggio di loro stessi.

Altra cosa che mi accade spesso, è la richiesta dei giocatori di giocare un party di personaggi malvagi, individui che, senza filtri, danno sfogo alla loro rabbia repressa verso ogni cosa.

Non amo concederlo perché il party nel gioco è un riflesso del gruppo dei giocatori e, questi, collaborando come amici di vecchia data, alla lunga finiranno per guardarsi le spalle a vicenda, anche nel mondo reale.

Permettendo loro di dare sfogo al proprio lato oscuro, non solo porta a costruire una idea deviata secondo la quale il male sia più divertente, ma si andrebbe a minare l’atmosfera di rispetto ottimale per un buon gioco di ruolo.

Un gioco di inclusione

Un altro aspetto, troppo spesso ignorato, è che il gioco di ruolo non è un gioco esclusivo, come alcuni credono, dato che un gruppo spesso rappresenta qualcosa di chiuso e di dissociato, ma di un gioco inclusivo.

Le vittorie sono di tutti, non ci sono vincitori, non si lascia nessuno indietro, si persegue uno scopo comune andando al di là delle differenze dei singoli che portano a compimento una missione.

Il gioco di ruolo è sopratutto questo, non un insieme di regole, disegni e storielle fittizie da sfigati misantropi, ma una scuola di vita, che insegna rispetto, unità ed il perseguimento di uno scopo comune votato al bene di tutti.

Quindi quando si gioca ad un gioco di ruolo, quando si è “Giocatori” bisognerebbe ricordarsi sempre che tutti hanno il diritto di azione e parola, tutti hanno la libertà di scegliere e sbagliare.

Questo accade perché ognuno di noi desidera qualcosa di diverso, come spiegato in questo articolo, e quindi ha la necessità di emergere di tanto in tanto.

Perché alla fine è proprio questo che significa essere un giocatore di un gioco di ruolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *