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L’Ultimo Bianco – Il GDR che mancava

Oggi vi parlerò de “L’Ultimo Bianco”, un gioco di ruolo nato da una sensazione e capace di far nascere molte emozioni, un gioco di ruolo che ci voleva davvero, perché abbiamo un gran bisogno di riprendere a sognare e soprattutto di fare i conti con la nostra solitudine.

Prima però di cominciare a parlarvi dell’ultimo bianco, vorrei fare un piccolo preambolo personale per potervi meglio esprimere il perché delle sensazioni provate nel giocare a questo splendido gioiellino.

Era da molto che non scrivevo più su questo Blog, non per mancanza di tempo, o svogliatezza, ma perché la Pandemia mi ha davvero segnato, sicuramente molto meno di coloro che hanno perso qualcuno, ma comunque segnato.

La solitudine alla quale sono stato costretto, il non poter giocare con altri, mi ha amareggiato a tal punto da togliermi ogni sprone a dedicarmi alla mia passione, ed è qui che entra in gioco Matteo Sanfilippo, vi state chiedendo chi è? ora ve lo racconto…

Ci sono un Lupo, un Orso ed un Gigante

Naturalmente stiamo parlando dell’autore dell’Ultimo Bianco, che è anche “colpevole” di aver creato “Primi Re” e di trovarsi a sviluppare la sua ultima creazione, “Il Mulino e il Gigante”, titoli assolutamente pregevoli che troveranno spazio tra queste pagine.

Ma tornando all’Ultimo Bianco, ci arrivai per caso, avevo contattato Matteo per poter parlare di Primi Re, nel tentativo di scuotermi dalla mia leggera depressione da isolamento, e lui mi propose di provare un altro gioco.

Non vi nascondo che ero titubante, ma accettai comunque, fu così che mi ritrovai a scaricare il gioco e studiarlo e già qui la prima sorpresa, un regolamento condensato in sole quattro facciate, ben impaginato e ricco di contenuti.

Naturalmente solo in formato PDF e scaricabile cliccando QUI ad un costo irrisorio di meno di 2€ che sono più che ben spesi, e vi spiego il perché.

L’Ultimo Bianco si rivela

Non restava che “capire” questo gioco, perché le meccaniche erano davvero ben strutturate, ma su di esse poggiava qualcosa di più profondo.

Non stavo dando forma ad un personaggio, bensì ad un’anima bisognosa di trovare l’Ultimo orso bianco ancora in vita sul pianeta.

Sì, perché il fine di questo gioco è trovare per l’appunto l’ultimo esemplare di una specie che idealmente da qui a qualche anno, se non cambieremo il nostro stile di vita, scomparirà.

Si parte già da un messaggio forte che l’autore ci vuole trasmettere, “Cambiare”.

Lo si può interpretare in diversi modi, cambia te stesso, cambia il mondo, cambia il gioco ed il modo di giocare, esci dalla tua “zona di comfort” e cambia, zaino in spalla e vai lì fuori a cercare te stesso.

Ma non devi farlo con gli altri, lo devi con e per te stesso, e si arriva al secondo punto cardine, “La Solitudine”.

Alcune culture tribali dicono che nel silenzio di una montagna, nel rombo di una cascata, nel frusciare delle foglie in un bosco, sentono la voce di Dio.

L’Io di chi intraprende il viaggio, forse cerca la voce del Dio, o forse va alla ricerca di un Dio morente, ma comunque si tratta di un viaggio da fare da solo.

Un iniziazione sciamanica moderna, condita di una potente dose di spiritualità e magia della natura, che deve per forza di cose spingere il giocatore ad appoggiarsi all’ultimo cardine.

Stiamo parlando di una cosa chiamata “Emozione”, perché Matteo non ti chiede di imparare le regole, ma di emozionarti, perché è quello il punto cruciale di questo gioco.

Che se poi pensandoci su, un gioco proprio non è, se consideriamo molti aspetti maturi che andiamo a toccare, ma vi spiego anche i “limiti”, se così possiamo definirli, di questa opera.

I contro dell’Ultimo Bianco

I contro di questo gioco, in realtà non generano disvalore, ma anzi ne amplificano la grandezza e l’unicità.

Il primo contro è la massiccia dose di introspezione che bisogna utilizzare, va da sé, naturalmente, che lo stato d’animo con il quale andiamo ad approcciarci alla “sessione” fa davvero molto.

Non dico che bisogna essere condizionati dal livello di felicità od infelicità in cui ci si trova, ma questo fa davvero molto.

Il secondo contro è la narrazione, nell’ultimo bianco a turno, ogni viaggiatore racconta la propria storia del proprio viaggio, che attraverso le meccaniche muta diventando difficile ed emozinante.

Bisogna quindi avere buone doti di improvvisazioni, ma soprattutto avere la capacità di sapere ascoltare il prossimo ed emozionarsi nell’ascoltare un racconto.

Molti potrebbero pensare che sia poco gratificante, immaginando gruppo di persone sedute ad un tavolo che si raccontano storie di fantasia.

In realtà l’umanità stessa si è elevata proprio grazie a questo, e non solo raccontandosi storie, ma imparando ad “Ascoltare” gli altri e non solo parlare.

Non esiste la prevaricazione, il fare o dire la cosa giusta per un vincolo a priori legato ad un “Gruppo”, c’é solo un uomo, solo, che tenta di raccontare la propria storia e compiere i propri errori.

Infine, l’ultimo limite del gioco è rappresentato da qualcosa che va al di là del gioco in sé, ovvero, che andrebbe giocato dal vivo.

L’esperienza Ludica online alla quale ho partecipato, è stata intensa ed interessante, ma sono certo che giocare al tavolo sarebbe stato ancora più bello.

Inoltre, nonostante io sia molto democratico, questo gioco non è per tutti, o meglio, dovete essere molto affiatati con gli altri giocatori e questi devono avere chiaro lo stile di gioco.

Conclusioni

Per concludere questa recensione spoiler free, per quanto possibile, posso dire che “L’Ultimo Bianco” mi ha davvero emozionato, scardinando i molti preconcetti che ingabbiano i giochi di ruolo.

Senza gettarmi su di una sterile contesa, dico solo che mi è difficile usare un metro di paragone, e quando questo accade, vuol dire che ci si trova davanti a qualcosa di davvero geniale.

Giocare a questo gioco è stato come scrivere un racconto e leggere un bel libro contemporaneamente, ho amato i racconti degli altri.

Ma allo stesso tempo mi sono divertito ed emozionato a raccontare e creare in maniera estemporanea, la mia storia.

Forse qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un gioco da egocentrici.

Ma in realtà, seppur in parte potrebbe essere anche vero, la componente altruistica nel dare spazio alle storie degli altri, ne controbilancia il peso.

Per concludere, stavolta per davvero, sono certo che L’Ultimo Bianco vada giocato da tutti coloro che hanno a cuore se stessi, gli altri e la natura.

Per poter porre una firma su di una favola ecologista che racconta di un mondo di cui noi siamo parte integrante, e delle angosce di due animali persi nei ghiacci… Un Orso e un Uomo.

A breve realizzerò anche una video recensione sul mio canale Youtube che trovate CLICCANDO QUI, se nel frattempo desiderate iscrivervi e vedere qualche video mi farebbe piacere.

Ringrazio profondamente Matteo Sanfilippo per avermi dato la possibilità di giocare al suo gioco.

Ci rivediamo presto, nel frattempo però, buon gioco di ruolo a tutti.

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